Un percorso per amici

Anatomia di una Trasformazione

C’è un momento preciso, nella vita di una casa, in cui lo spazio smette di contenere e comincia a raccontare.

È quello che è accaduto qui, devo ammettere che lavorare per Raffaella e Enzo ha reso tutto diverso fin dal primo incontro. Non c’era il peso formale del cliente da conquistare, quella distanza professionale che a volte rallenta il coraggio delle scelte. In questa zona giorno completamente rivoluzionata, l’intervento di progettazione ha superato la rigida divisione geometrica degli spazi per abbracciare una fluida continuità. Laddove c’erano spigoli duri e separazioni nette, oggi si snodano curve sinuose che addolciscono l’ambiente, trasformandolo in un unico grande spazio, caldo e profondamente accogliente. Un intervento sartoriale, completato da un raffinato studio illuminotecnico e da arredi su misura, pensato per unire la funzionalità del quotidiano alla bellezza della condivisione. Ogni ribassamento del soffitto, ogni quinta muraria diventa un espediente poetico per definire un’identità precisa senza mai isolare, regalando un’esperienza dell’abitare intima, originale e fortemente personalizzata. Un viaggio affascinante che parte dalla grafite sul muro e approva alla pura emozione

Luogo e anno

2014

Tipologia di lavoro

restyling zona giorno

Numero camere

2

Superficie

50
Anatomia di una Trasformazione

Raffaella e Enzo avevano le idee chiare, come spesso hanno le persone davvero consapevoli di sé. E poi ci conosciamo da anni, so già come pensano, cosa per loro è bello, cosa li disturba. Non dovevo decodificare il cliente: dovevo solo ascoltare degli amici.

Ed è in quel tipo di ascolto, libero e senza filtri, che nascono i progetti più onesti.

La sfida principale in questo appartamento era reinterpretare un unico, grande vano che, pur nella sua ampiezza, risultava dispersivo e privo di anima. Non cercavano una semplice esibizione di stile, ma un luogo che riflettesse la loro profondità interiore, la memoria dei loro viaggi e i gesti semplici ma sacri della vita di tutti i giorni. L’esigenza più forte era quella di unire la dimensione della convivialità a quella dell’introspezione. Raffaella, in particolare, desiderava intensamente un angolo raccolto, un rifugio intimo dove poter accogliere le amiche per il rito del tè, un salotto nel salotto che favorisse la conversazione e la vicinanza emotiva. Al tempo stesso, sentiva il bisogno di uno spazio protetto, lontano dal rumore visivo, da dedicare alla lettura, alla meditazione e alla riflessione silenziosa. Il progetto si è mosso esattamente in questa direzione, lavorando sulle altezze e sulle forme. Abbiamo scelto di abbandonare la rigidità degli spigoli originari per introdurre curve morbide, capaci di accompagnare lo sguardo e addolcire i passaggi. Attraverso calibrati abbassamenti dei soffitti ed elementi architettonici strategici, abbiamo creato una transizione invisibile ma percepibile: si entra in ambienti diversi, ognuno con la propria spiccata identità e intimità, pur rimanendo all’interno di un unico abbraccio visivo. Anche la gestione del contenimento è diventata narrazione: il mobile su misura nell’ingresso e le nicchie non servono solo a nascondere gli oggetti della quotidianità, ma diventano teche preziose per custodire e mostrare i ricordi di una vita vissuta.

Spazi dell'Anima

Gli schizzi nascono a matita su carta, poi migrano direttamente sull’intonaco, grafite sulle pareti, come nei cantieri di un’altra epoca. Il ricordo va a quei pomeriggi in cui disegnavo direttamente sul muro mentre con Raffaella prendevamo un caffè e commentavamo insieme le proporzioni, spostando immaginariamente un volume di qualche centimetro, ridendo di certe soluzioni che sembravano impossibili e poi si rivelavano esatte. Quella traccia lasciata sul grezzo non è imperfezione: è memoria del processo, firma del metodo artigianale che distingue Officine della Casa. Dal tavolo da disegno al cantiere, senza intermediari. Tutti gli arredi, le lavorazioni, le finiture, gli impianti e le forniture sono stati realizzati e coordinati internamente.

La curva non è una concessione formale: è la grammatica di questo progetto.

Vista dall’angolo, il mobile svela la sua anima tettonica, una successione di piani che si piegano seguendo il perimetro come un nastro architettonico, come una duna modellata da un vento paziente. Il pavimento in rovere riprende il calore del legno nei cassetti centrali, e l’insieme respira di quella coerenza materica che distingue i progetti pensati fino in fondo. Questa curva era stata decisa la sera stessa del primo sopralluogo, quasi senza discuterla: a volte con le persone giuste le cose semplicemente si capiscono.

L'ingresso

L’immagine ibrida

metafora più onesta del processo creativo.

L’immagine ibrida, metà schizzo a matita colorata, metà fotografia, è la metafora più onesta del processo creativo.

Il disegno a mano, espressivo e gestuale, coabita con la realtà costruita: il divano in pelle bianca, i cuscini bordeaux, il mobile a nicchie illuminato. Non è un collage decorativo: è la documentazione di un metodo in cui il progetto vive simultaneamente nell’immaginazione e nella materia. Raffaella aveva visto questi schizzi sul tavolo della cucina mesi prima, e già allora li aveva capiti. Non tutti i clienti riescono a leggere un’idea incompiuta lei sì, da sempre.

e Schizzi

C’è una bellezza ruvida in questa immagine da cantiere. Sulla parete ancora grezza, tra gli strati di intonaco non finiti, qualcuno ha disegnato: prospettive, sezioni, volumetrie abbozzate con la sicurezza di chi conosce già la destinazione. Quella grafite l’ho lasciata io, una mattina di marzo, mentre i ragazzi preparavano il cartongesso. Non avevo voglia di tornare al foglio, lo spazio stesso stava diventando il disegno. La grafite sul muro non è un appunto improvvisato: è il progetto che si inscrive direttamente nello spazio, nell’antica tradizione dei maestri costruttori che Officine della Casa porta nel contemporaneo.

Lavori in corso